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In questa videolezione approfondiamo tutti i concetti chiave con esempi pratici ed esercizi guidati passo-passo.
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Iscriviti al nostro canale YouTubeForze Intermolecolari: Interazioni Dipolari, Forze di van der Waals e Legame a Idrogeno
Mentre i legami intramolecolari uniscono gli atomi all’interno delle singole unità molecolari mediante la condivisione o il trasferimento di elettroni, le forze intermolecolari regolano le attrazioni reciproche tra molecole distinte. Pur possedendo un’intensità energetica nettamente inferiore rispetto ai legami covalenti o ionici (tipicamente da uno a due ordini di grandezza in meno), le interazioni intermolecolari determinano i punti di fusione, i punti di ebollizione, la tensione superficiale, la solubilità e l’architettura tridimensionale delle macromolecole biologiche.
Interazioni Ione-Dipolo
L’interazione ione-dipolo si sviluppa tra una specie dotata di carica netta integrale (uno ione positivo o negativo) e una molecola provvista di un momento di dipolo elettrico permanente. La forza di questa interazione è la più elevata tra le forze non covalenti e dipende direttamente dalla densità di carica dello ione e dall’entità del dipolo.
L’interazione possiede una precisa orientazione spaziale:
- Un catione attrae il polo negativo (δ−) del dipolo e respinge il polo positivo (δ+).
- Un anione attrae il polo positivo (δ+) del dipolo e respinge il polo negativo (δ−).
Questo meccanismo governa il fenomeno della solvatazione (e dell’idratazione in ambiente acquoso): quando il cloruro di sodio si scioglie in acqua, i cationi Na+ vengono circondati dagli atomi di ossigeno delle molecole d’acqua (poli negativi), mentre gli anioni Cl− vengono circondati dagli idrogeni (poli positivi). L’energia liberata dalla formazione dei legami ione-dipolo (energia di idratazione) compensa la spesa termodinamica richiesta per demolire il reticolo cristallino.
Le Forze di van der Waals
Sotto la classificazione IUPAC, il termine forze di van der Waals include collettivamente le interazioni intermolecolari elettrostatiche che intercorrono tra molecole neutre. Tali forze si suddividono in tre contributi fondamentali:
- Forze dipolo-dipolo permanenti (forze di Keesom o forze di orientamento): si manifestano tra molecole provviste di momenti dipolari permanenti. I dipoli tendono ad allinearsi secondo una conformazione attrattiva testa-coda, in cui l’estremità positiva di una molecola si accosta all’estremità negativa della molecola adiacente. L’agitazione termica contrasta continuamente tale allineamento, per cui l’efficacia di queste forze decresce rapidamente all’aumentare della temperatura.
- Forze dipolo permanente-dipolo indotto (forze di Debye o forze di induzione): si instaurano quando una molecola polare si trova in prossimità di una molecola neutra apolare. Il campo elettrico generato dalla specie polare perturba la nube elettronica della molecola apolare, inducendo in essa una separazione asimmetrica temporanea di carica (dipolo indotto). La facilità con cui la nube elettronica di un atomo o molecola può essere deformata è definita polarizzabilità, grandezza che cresce con il volume atomico e il numero totale di elettroni.
- Forze dipolo istantaneo-dipolo indotto (forze di dispersione di London): agiscono universalmente tra qualsiasi tipo di molecola o atomo, rappresentando la sola forza attrattiva agente tra specie totalmente apolari (quali i gas nobili He, Ne, Ar o molecole come O2, N2, CH4). A causa della natura quantomeccanica probabilistica del moto elettronico, in un dato istante infinitesimo la distribuzione degli elettroni attorno ai nuclei può non essere perfettamente uniforme. Questa fluttuazione genera un dipolo istantaneo transitorio, il quale polarizza a sua volta le nubi elettroniche delle specie adiacenti, inducendo dipoli sincronizzati che provocano una reciproca attrazione. L’intensità delle forze di London aumenta all’aumentare della massa molecolare e dell’area superficiale della molecola, giustificando la transizione di stato lungo il gruppo degli alogeni (fluoro e cloro gassosi, bromo liquido, iodio solido a temperatura ambiente).
Il Legame a Idrogeno
Il legame a idrogeno (o ponte a idrogeno) è una forma particolarmente intensa di interazione dipolo-dipolo, caratterizzata da una componente parzialmente direzionale e covalente. Si stabilisce quando un atomo di idrogeno è legato covalentemente a un elemento dotato contemporaneamente di tre requisiti:
- Elettronegatività estremamente elevata;
- Volume atomico ridotto;
- Almeno un doppietto elettronico solitario (lone pair) disponibile.
Gli unici tre elementi che soddisfano rigorosamente tali condizioni sono il fluoro (F), l’ossigeno (O) e l’azoto (N), memorizzabili mediante la convenzione mnemonica FON.
Nel legame covalente tra idrogeno e uno di questi tre atomi, l’elevata differenza di elettronegatività sposta quasi interamente la densità elettronica verso l’eteroatomo. L’idrogeno, privo di elettroni interni di schermo, si riduce a un nucleo protonico praticamente scoperto e concentrato in un volume piccolissimo. Tale protone esercita un’intensa attrazione elettrostatica verso il doppietto solitario presente sull’atomo di fluoro, ossigeno o azoto di una molecola contigua.
La presenza del legame a idrogeno spiega le anomalie fisiche dell’acqua (H2O): a parità di peso molecolare con specie idrure analoghe del gruppo 16 (come H2S, che bolle a −60°C), l’acqua bolle a +100°C. Il legame a idrogeno garantisce inoltre la coesione conformazionale secondaria e terziaria delle catene polipeptidiche nelle proteine (strutture ad alfa-elica e foglietto-beta) e assicura l’appaiamento complementare delle basi azotate nella doppia elica del DNA.
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